martedì 11 gennaio 2011

Il bambino di 150 chili

Io neanche riesco a immaginarlo bene un bambino di dieci anni che pesa 150 chili. Mio padre, che è decisamente sovrappeso, ne pesa 120 credo. Ha settant'anni ed è alto un metro e ottancinque. E' sempre stato un po', come dire, robusto. A dieci anni non era di certo quello che si dice uno smilzo ("la bologna e il taleggio mi sono sempre piaciuti, fin da bambino"), ma al massimo arrivava, che so, a 22 chili.
Il bombobimbo da 150 chili (330 libbre) è l'equivalente umano del pollo che esce dalla fabbrica dei polli, cioè il prodotto più richiesto della cosiddetta industria avicola. Quando compravo il mio bel petto impacchettato al supermercato, ma anche dal macellaio, credevo provenisse da un "adulto", un animale che aveva fatto la sua vita - bella o brutta, è un altro discorso (lo è?) - e che alla fine m'era caduto nel piatto. Un par de palle. Un pollo "normale" può vivere fino a dodici anni, come un cane medio grande più o meno, i polli selezionati per l'allevamento potrebbero tirare fino a tre. Bene, il pollo che ci ritroviamo nel piatto viene macellato quando ha circa 40 giorni. E pesa come un adulto obeso.
Ma non è tutto. Il bombobimbo equivalente non solo pesa come un'Honda Cbr, ma anche due gambette storte e segaligne (fa una fatica tremenda per camminare, capacità comunque non richiesta) e in vita sua si è alimentato solo con barrette energetiche e antibiotici.
Da quando ho scoperto questa cosa (tutto sommato abbastanza marginale nell'incredibile mondo dell'allevamento), quando inciampo nel reparto pollo del supermercato mi immagino che da un momento all'altro sbuchi da in fondo alla corsia il Bombobimbo che avanza a fatica verso di me, accerchiato da decine di persone incredule e dalle videocamere dei loro telefoni. Arriva, sudato e sconvolto di fatica, davanti a me e semplicente mi dice: "Tre e novantanove".

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